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Campanile di Mortegliano

Storia

Negli anni cinquanta tra diverse proposte viene scelto il progetto più ardito, quello del campanile più alto d’Italia.

Grande promotore è l’arciprete Valentino Buiatti, figura importante per la capacità che ha avuto di stimolare la popolazione ad aiutare in ogni modo per il compimento dell’opera. Nel 1959 venne così completato il campanile che, con i suoi 113,2 metri, superava il Torrazzo di Cremona (111 m) divenendo il campanile più alto d’Italia. Il campanile a base ottagonale presenta una struttura portante costituita da un telaio in cemento armato, mentre i tamponamenti sono in laterizio intonacato.

Il piano terra è invece rivestito in pietra ed è sede di una ampia cappella. La cella campanaria è una loggia a colonne di c.a. recintata da una balaustra in pietra. È stato data particolare attenzione allo studio delle proporzionalità apparente degli elementi decorativi e di massa che compongono il campanile, come ad esempio la graduale riduzione di altezza dei conci di pietra che rivestono il piano terra e la leggera rastremazione del campanile lungo tutta la sua altezza.

Inizio dell'intervento

Problemi di degrado

Le superfici esterne in calcestruzzo a vista si presentavano con notevoli parti degradate già staccate o in fase di distacco.

Visto l’importante altezza del manufatto la situazione non era affatto rassicurante anzi, pericolosa per l’incolumità pubblica.

Molte crepe e fessure presenti erano in continua espansione a causa degli agenti atmosferici (pioggia, vento, gelo e disgelo). Le infiltrazioni di acqua hanno raggiunto e intaccato i ferri di armatura, ossidandoli e deteriorandoli.

Da non tralasciare anche le fasi di carbonatazione che di certo non aiutavano la situazione già precaria.

La sommatoria di tutti questi agenti negativi ha portato la committenza a decidere di intervenire tempestivamente.

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Fase 1

Innanzitutto si è provveduto alle opere provvisionali per potere eseguire i lavori in tutta sicurezza. Sono state montate delle piattaforme elettriche auto sollevanti per i lavori in quota e predisposto l’allestimento del cantiere con reti di recinzione, cartellonistica di sicurezza e quant'altro necessiti per l’incolumità dei lavoratori e passanti.

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Fase 2

In primis si è proceduto alla demolizione sia meccanica che manuale delle parti incoese e in fase di distacco.

La demolizione è stata effettuata con le opportune attenzioni e si è proceduto con particolare cautela.

I materiali di risulta sono stati opportunamente stoccati, caricati e trasportati alle pubbliche discariche autorizzate allo smaltimento.

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Fase 3

Dopo la demolizione, si è passati alla fase di sabbiatura dei ferri di armo per renderli idonei per la successiva fase di passivazione, così come per il supporto murario in calcestruzzo, rendendolo ruvido e pronto per gli ancoraggi.

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Fase 4

Tutti i ferri a vista sono stati trattati con sostanze passivanti di alta qualità e totalmente compatibili con le malte di ricostruzione.

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Fase 5

Il processo di ripristino ha richiesto le opportune strutture di ancoraggio costituito da inserimento di perni e viti in acciaio inox ancorate al calcestruzzo con resine chimiche testate, seguite da una tessitura di filo di acciaio facendo particolare attenzione al suo annegamento rispettando gli spessori del copri ferro.

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Fase 6

Ricostruzione delle parti mancanti con malte tixotropiche e anti-ritiro testate e certificate e dove necessitava uno spessore maggiore si è proceduto all'armatura con tavole per il contenimento delle malte.

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Fase 7

Per quanto riguarda l’orologio, si è proceduto con la demolizione dell’intonaco deteriorato, il successivo ripristino, la finitura a civile e la tinteggiatura con pitture elastiche e impermeabili.

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L’ultima fase riguarda la tinteggiatura di tutte le superfici, con un prodotto idoneo costituito da pitture a base di acqua, con elevate caratteristiche elastiche e impermeabili.

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